GPPbest ON DEMAND

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  • Vuoi avere informazioni sui bandi di gara verdi realizzati dai beneficiari del progetto?
  • Vuoi sapere cosa è cambiato ad un anno dall’entrata in vigore del Collegato Ambientale (L. 221 del 2015), che rende, in Italia, il GPP obbligatorio?
  • Vuoi conoscere i punti aggiornati del PAPERS (Piano per gli Acquisti Pubblici Ecologici in Regione Sardegna)? E quali nuovi strumenti di implementazione verranno realizzati?

Attraverso questo servizio di assistenza è possibile interagire con i protagonisti del progetto GPPbest, in particolare con i referenti della Regione Sardegna, ma anche con i referenti di:

Accedere al servizio è semplice, invia ADESSO la tua domanda scrivendo una e-mail a: gppbest@fondazionecosistemi.org troverai le tue risposte su questa pagina web.

L’esperto risponde

Silvano Falocco

Silvano Falocco – Fondazione Ecosistemi

Dott. Falocco, sulla base della sua esperienza, qual è stata secondo lei la strategia comune perseguita dalle varie Regioni con le quali lei ha collaborato e qual è la sua personale visione d’insieme?

Le Regioni che hanno adottato delle strategie di diffusione del Green Public Procurement hanno investito, innanzitutto, per rimuovere la principale criticità che ne ostacolano l’adozione, ovvero la formazione delle risorse umane, in particolare dei responsabili d’acquisto, coinvolte negli appalti pubblici. Il fattore critico che facilita od ostacola gli acquisti verdi è la capacità di una pubblica amministrazione di cambiare direzione, iniziando ad occuparsi anche delle prestazioni ambientali e sociali di un bene, servizio od opera. E tutto questo fin da quando si rilevano i fabbisogni di acquisto, per arrivare a costruire dei veri e propri bandi verdi, saper assegnare il giusto rilievo alle specifiche tecniche o alle clausole ambientali e riuscire a monitorare l’esecuzione del contratto. E’ lì la vera sfida della riqualificazione ambientale della domanda pubblica: senza un investimento deciso nella formazione e nell’accompagnamento a questa fase di transizione non credo che si riusciranno a raggiungere degli obiettivi ambiziosi.

Quali sono gli scenari futuri e come le imprese si adegueranno nel tentativo di contribuire alla conversione ecologica e sociale dell’economia?

Gli scenari futuri sono molto cambiati dalla data in cui il GPP è diventato obbligatorio, con la Legge 221/2015 e il suo recepimento nel Codice degli Appalti. Nei mesi futuri, soprattutto nelle aree merceologiche nelle quali l’adozione dei Criteri Ambientali Minimi è obbligatoria, si potrebbe assistere, se le stazioni appaltanti continuassero a non adottare i CAM, a ricorsi da parte degli operatori economici che producono o distribuiscono beni o servizi che rispettano le prestazioni ambientali previsti dai CAM. Credo che tutto ciò porterà ad avere pubbliche amministrazioni più attente al GPP e imprese più attente a rispettarne i requisiti.

Con l’approvazione del Collegato Ambientale (Legge 221/2015) e del Codice degli Appalti che novità ci sono? L’obbligatorietà dei CAM, potrebbe rallentare le procedure di gara?

Il 2016 è stato un anno di svolta, dato che ha visto la pubblicazione della Legge 221 del 2015 - il cosiddetto Collegato Ambientale, con le “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” – e il Codice degli Appalti (D.lgs 50 del 2016), che, all’articolo 34, prevede l’adozione obbligatoria del Green Public Procurement e dei Criteri Ambientali Minimi negli appalti pubblici di beni, servizi e opere. Cosa cambia concretamente con l’approvazione di questa fondamentale legge. Si prevede che – nell’ambito delle undici categorie di prodotto individuate dal “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione” - vengano adottati obbligatoriamente i Criteri Ambientali Minimi, attraverso l’inserimento, nella documentazione di gara pertinente, delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali. L’obbligo riguarda il 100% degli appalti che incidono sugli obiettivi di riduzione dei gas che alterano il clima e sull’uso efficiente delle risorse, ovvero: acquisto di lampade a scarica ad alta intensità, di alimentatori elettronici e di moduli a LED per illuminazione pubblica, acquisto di apparecchi di illuminazione per illuminazione pubblica e affidamento del servizio di progettazione di impianti di illuminazione pubblica; personal computer, stampanti, apparecchi multifunzione e fotocopiatrici; servizi energetici per gli edifici, servizi di illuminazione, riscaldamento e raffrescamento di edifici. L’obbligo riguarda invece il 50% del valore delle gare d’appalto per le restanti categorie di forniture e affidamenti: servizio di gestione dei rifiuti urbani; forniture di cartucce toner e cartucce a getto di inchiostro; servizio di gestione del verde pubblico, per acquisto di ammendanti, di piante ornamentali, di impianti di irrigazione; ristorazione collettiva e derrate alimentari; servizio di pulizia e per la fornitura di prodotti per l’igiene; prodotti tessili; arredi per ufficio; edilizia e costruzione / manutenzione strade. Tale obbligo, secondo quando previsto dal decreto del Ministero dell’Ambiente del 24 Maggio 2016, verrà incrementato, per alcune categorie di attività economica (pulizie, gestione del verde pubblico, ammendanti, gestione dei rifiuti urbani, arredo urbano e carta), nell’arco dei prossimi cinque anni, dall’attuale 50% fini ad arrivare a: 62% dal 2017, 71% dal 2018, 84% dal 2019 e 100% nel 2020. Va inoltre considerato che l’obbligo si applica anche alle forniture di beni e servizi e agli affidamenti di lavori oggetto di ulteriori decreti ministeriali di adozione dei relativi criteri ambientali minimi: e questo significa che, per qualsiasi futura categoria di prodotto o criterio ambientale minimo, varrà lo stesso obbligo di GPP. Quindi si può dire che le stazioni appaltanti pubbliche – ovvero i cosiddetti “soggetti aggregatori” – da ora in poi dovranno adottare obbligatoriamente i Criteri Ambientali Minimi approvati con apposito decreto interministeriale. Per favorire il processo di adozione dei CAM da parte delle imprese che parteciperanno alle gare pubbliche – pena la loro impossibilità a partecipare - nei contratti relativi a lavori, servizi o forniture, l’importo della garanzia e del suo eventuale rinnovo è ridotto del 30 per cento per gli operatori economici in possesso di registrazione al sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS) o del 20 per cento per gli operatori in possesso di certificazione ambientale ai sensi della norma UNI EN ISO 14001. Nei contratti relativi a servizi o forniture, l’importo della garanzia e del suo eventuale rinnovo verrebbe ridotto del 20 per cento, anche cumulabile con la riduzione di cui sopra, per gli operatori economici in possesso, in relazione ai beni o servizi che costituiscano almeno il 50 per cento del valore dei beni e servizi oggetto del contratto stesso, del marchio  di qualità ecologica (Ecolabel). Inoltre nei contratti relativi a lavori, servizi o forniture, l’importo della garanzia e del suo eventuale rinnovo è ridotto del 15 per cento per gli operatori economici che sviluppano un inventario di gas ad effetto serra o un’impronta climatica. Si stabilisce infine che, per l’assegnazione di contributi, agevolazioni e finanziamenti in materia ambientale, nella formulazione delle graduatorie, costituiscono elemento di preferenza il possesso di registrazione al sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS), il possesso di certificazione UNI EN ISO 14001 di un marchio di qualità ecologica dell’Unione europea (Ecolabel UE), della certificazione ISO 50001 sul sistema di gestione razionale dell’energia. Si provvede inoltre a monitorare l’applicazione dei criteri ambientali minimi e il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione, di cui al medesimo decreto, e successive modificazioni. L’articolo 23 del Collegato Ambientale - al fine di incentivare il risparmio e il riciclo di materiali attraverso il sostegno all’acquisto di prodotti derivanti da materiali riciclati post consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi - il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, può stipulare appositi accordi e contratti di programma con le imprese che producono beni derivanti da materiali post consumo riciclati o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, con priorità per i beni provenienti dai rifiuti, con gli enti pubblici, con soggetti pubblici o privati e con le associazioni di categoria, ivi comprese le associazioni di aziende che si occupano di riuso, preparazione al riutilizzo e riciclaggio, con i soggetti incaricati di svolgere le attività connesse all’applicazione del principio di responsabilità estesa del produttore. Con lo stesso articolo si afferma che, per l’acquisto e la commercializzazione di manufatti realizzati in materiali polimerici misti riciclati, l’incentivo erogato varia a seconda della categoria di prodotto, in base ai criteri e alle percentuali stabiliti dall’allegato L -bis e che gli incentivi si applicano ai soli manufatti che impiegano materiali polimerici eterogenei da riciclo post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi in misura almeno pari alle percentuali indicate nell’allegato. Siamo sulla soglia di un cambiamento duraturo verso la qualità ambientale, che cambierà radicalmente le modalità di redazione dei futuri bandi di gara, anche dei lavori pubblici e l’offerta di prodotti e servizi nel settore dell’edilizia; si tratta oggi di riuscire a comprendere la direzione del cambiamento, le eco-innovazioni necessarie sul lato dei prodotti, dei servizi, dell’organizzazione e dei progetti e le opportunità di nuovi mercati, più attenti all’ambiente, che dovremo riuscire a cogliere.

Mentre alcuni livelli amministrativi sono più virtuosi, come le province e le regioni, si riscontra una maggiore difficoltà per i comuni, che sono spesso gravati da necessità ed emergenze locali, e dalla carenza di risorse, per cui pianificare il Green Public Procurement risulta difficoltoso. Come si potrebbe ovviare a tali problematiche?

E’ vero che in questi anni sono state le Regioni e le Province, esentate dall’urgenza che contraddistingue l’ordinaria amministrazione dei Comuni, a risultare maggiormente virtuose nell’ambito dell’applicazione del Green Public Procurement. Il modo migliore per rispondere a questa difficoltà è quella di ricorrere al “soggetto aggregatore” che dovrebbe disporre di maggiori competenze tecniche e maggior poter di mercato per inserire dei criteri ambientali all’interno degli appalti pubblici. Soprattutto in questa fase di avvio, il soggetto aggregatore, anche sotto forma di consorzio tra comuni, potrebbe più facilmente occuparsi degli aspetti ambientali connessi agli acquisti ai beni, ai servizi e alle opere.

Vista la crisi del settore agricolo, la ristorazione sostenibile nelle scuole e negli ospedali, potrebbe contribuire ad attenuare tale crisi?

Sicuramente il Criterio Ambientale Minimo nel campo della ristorazione collettiva e il divieto di espletare gare con criterio di aggiudicazione al massimo ribasso nel settore della ristorazione, previsto dal nuovo Codice degli appalti, possono rappresentare due importanti tasselli nel riconoscimento del valore del nostro settore agroalimentare. La ristorazione collettiva – che riguardi gli istituti scolastici o gli ospedali – deve essere riqualificata promuovendo il cibo fresco, stagionale, locale, biologico, in menu che riescano finalmente a promuovere la dieta mediterranea, superando l’idea, totalmente sbagliata, che il cibo possa essere considerato una merce qualsiasi, a cui applicare, a tutti i costi, il principio di economicità. La nostra agricoltura deve essere tutelata, innanzitutto riconoscendo il “giusto prezzo”, quello che permette di ripagarne gli sforzi e gli investimenti, ai prodotti agricoli e agli agricoltori. Inoltre le mense possono trasformarsi in un luogo di promozione e tutela della nostra tradizione alimentare e culinaria. Ovviamente tutto questo va coniugato con la lotta agli sprechi alimentari, frutto proprio dell’idea quantitativa del cibo. Oggi la qualità può e deve essere difesa a partire dalla mense. Ovviamente si tratta solo di uno degli elementi che permette di tutelare la nostra tradizione agricola di qualità, testimone della biodiversità del nostro paese.

Per quanto riguarda l’esperienza Sardegna Compraverde, possiamo considerarla ad oggi il modello di riferimento per eccellenza del GPP rispetto alle altre politiche intraprese nelle regioni italiane? Se si, perché?

Sicuramente l’esperienza della Regione Sardegna, e lo afferma anche la Direzione Generale Ambiente dell’Unione Europea, è tra le più significative in Europa per capacità di diffusione del Green Public Procurement. Gli elementi distintivi di questa esperienza, a mio avviso, sono stati cinque, e da questi occorre ripartire se volessimo diffondere gli acquisti verdi e sostenibili su scala nazionale. Innanzitutto si è trattato di un’iniziativa sistematica e di medio periodo, che ha avuto il tratto della continuità nonostante ci sia stato un forte ricambio politico nel governo regionale. Tutte le parti interessate, siano essi pubblici funzionari, amministratori o associazioni d’impresa, hanno avuto, netta, l’impressione, che il GPP fosse una politica stabile della Regione, che non subisse rallentamenti o mutamenti di sorta.  Il secondo fattore è, come sopra più volte ribadito, il focus dell’intervento regionale, che ha concentrato gli sforzi nella sensibilizzazione, nella formazione e nella capacity building a supporto del GPP. E qui sono stati adottati tutti gli strumenti formativi possibili, con un elevato grado di flessibilità: formazione d’aula, laboratori tecnici, formazione on the job, creazione di bandi tipo, help desk. Il terzo fattore riguarda invece la capacità di mobilitare non solo i soggetti pubblici, che hanno la responsabilità delle procedure di appalto, ma anche i soggetti associativi delle imprese, il sistema camerale, per accompagnare le imprese, soprattutto quelle di dimensioni medio-piccole, e i professionisti, a possedere le prestazioni ambientali richieste dai Criteri Ambientali Minimi. In questo modo si è favorito il processo di aggiustamento, rendendo comprensibile la direzione richiesta in questa conversione e ecologica e sociale dell’economia. In quarto luogo si è deciso di inserire gli obiettivi di GPP e i Criteri Ambientali Minimi in molte politiche di settore – in particolare quella turistica, agroalimentare e nell’edilizia – evitando i classici “conflitti tra obiettivi”, tipici delle politiche pubbliche. Si è quindi cercato di fare in modo che tutte le politiche settoriali adottassero il GPP come criterio premiante, anche nell’adozione degli incentivi. In ultimo luogo il monitoraggio continuo del grado di raggiungimento dei risultati, nel perimetro regionale, sul territorio e tra i comuni, nelle imprese sarde, etc. Il sistema di monitoraggio è diventato il modo migliore per avere feedback in una politica sperimentale come quella del GPP, per effettuare delle correzioni, per adottare delle azioni che sarebbero potuto restare alla stregua di meri suggerimenti.

Nelle amministrazioni, un cambio di governo può causare un annullamento di tutti i progetti green avviati, tra cui il GPP? La nuova normativa sugli appalti, soprattutto nell’articolo 34, potrebbe risolvere queste problematiche?

In Italia questo è un rischio perenne, che deriva dalla scarsa considerazione dell’ambiente come bene comune da tutelare. Effettivamente il successo della Regione Sardegna, come si diceva, dipende anche da questa capacità di mostrare continuità e stabilità nel tempo. E’ evidente che un GPP diventato obbligatorio aiuterà questo processo di stabilizzazione della politica, farà diventare mainstream il GPP. Bisogna però essere consapevoli che, in Italia, alcuni provvedimenti sono falliti proprio nel momento della loro istituzionalizzazione attraverso una legge. Occorre quindi mantenere alta la nostra capacità di pressione sulle pubbliche amministrazioni e sulle imprese per diffondere il GPP e attuarlo concretamente.

Essendo stato a contatto con molte pubbliche amministrazioni italiane, quali sono ad oggi i fattori limitanti della diffusione del GPP nelle realtà locali?

Nelle realtà locali i problemi che vanno affrontati e risolti sono essenzialmente tre: Il primo è la scarsa attitudine a investire nella formazione delle persone, indispensabile soprattutto nel change management. Non c’è cambiamento senza la convinzione, l’impegno, la competenza e la dedizione delle persone, che ne devono cogliere l’urgenza, per evitare comportamenti inerziali che tendono a riproporre quanto fatto nel passato. Il secondo è la scarsa capacità di dialogare con il mercato, evitando che l’unico momento di dialogo sia costituito dal bando. Su questo corre superare una visione meramente giuridico- amministrativa della pubblica amministrazione e capire che il dialogo, nei momenti di transizione, è fondamentale. Bisogna evitare che il mercato consideri il GPP uno strumento Il terzo fattore limitante è per l’appunto l’inerzia organizzativa. Per superarla non basta una policy ma non è sufficiente una legge. Serve un impegno costante, una consapevolezza, una costante spinta in avanti. E’ evidente che la legge è un punto di partenza ma non bisogna confonderla, anche se lo è per tutti coloro che hanno adottato politiche di GPP in presenza di una percepita incertezza giuridica, con un punto di arrivo. Da qui bisogna partire, investendo altre risorse ed altre energie per guidare questa indispensabile trasformazione.
Luisa Mulas

Luisa Mulas – Regione Sardegna

Dottoressa Mulas, in seguito all’implementazione delle politiche green nel territorio sardo intraprese dal 2009, saprebbe descrivere il grado di efficacia di tali politiche e soprattutto i benefici da loro apportati (es. riduzione di emissioni di CO2, risparmi carta, ecc)?

Non abbiamo impostato un sistema di monitoraggio dei benefici ambientali prodotti dalla politica GPP. Con il primo piano PAPERS ci siamo concentrati sull’obiettivo di fare conoscere le opportunità e potenzialità dello strumento e facilitarne l’adozione da parte degli enti (dalla regione al piccolo comune). Con la partecipazione al progetto GPP 2020, ormai concluso, è stato possibile quantificare la CO2 risparmiata dai bandi GPP a contenuto energetico. Abbiamo invece quantificato la riduzione di CO2 con le politiche energetiche portate avanti dalla regione: trova i dati a pagina 36 e 37 della pubblicazione “il punto sugli acquisti verdi” scaricabile qui http://www.regione.sardegna.it/sardegnacompraverde/buoneprassi/.

A seguito dei risultati conseguiti e dell’esperienza maturata, e ripercorrendo le fasi di attuazione del GPP, avete individuato dei settori più deboli che vanno potenziati tali da potere intervenire in futuro?

Tra le debolezze, le principali erano: la non obbligatorietà del GPP; la scarsità di strumenti tecnici facilmente utilizzabili da stazioni appaltanti; la spending review intesa come taglio alla spesa e non come spesa intelligente; la difficoltà di interloquire con i “politici” a livello locale e regionale a cui far capire le potenzialità del GPP. Oggi il contesto è in alcune parti cambiato, visto che il GPP è obbligatorio e abbiamo un numero crescente di CAM. Sulla spending review ci sono miglioramenti visto che si inizia a parlare di “organizzazione della spesa”, e il codice degli appalti nuovo è orientato a minimizzare l’uso del criterio di aggiudicazione al prezzo più basso e a usare il concetto di LCA. Il nuovo piano PAPERS che stiamo redigendo sarà l’occasione per riportare il tema GPP anche all’attenzione dei politici. Oggi comunque c’è una maggiore  consapevolezza diffusa sui temi ambientali e anche sulla centralità strategica degli appalti pubblici. Se la domanda si riferisce a settori economici, la risposta è il settore lavori pubblici, che sono centrali ma su cui siamo ancora in alto mare.

Quali sono le iniziative che prevedete di realizzare per dare continuità a quanto già fatto?

Al momento:
  • stiamo lavorando a un nuovo piano GPP regionale, alla cui stesura parteciperanno anche referenti dei diversi assessorati regionali;
  • stiamo investendo molto sull’introduzione del GPP nella spendita dei fondi comunitari del PO FESR 2014-2020, in cui prevediamo di attivare a breve una assistenza tecnica dedicata al rafforzamento delle competenze tecniche ai vari livelli e la produzione di strumenti di supporto;
  • con la realizzazione del progetto GPPbest rafforziamo l’operato green della nostra centrale di committenza, produciamo bandi tipo e altri strumenti di supporto e un sistema di monitoraggio regionale.

Sono stati utilizzati sistemi di monitoraggio o formulati degli indicatori, tali da poter constatare l’efficacia (o meno) delle politiche green intraprese?

Il PAPERS ha un sistema di indicatori di realizzazione e uno di risultato. Rimando alla pubblicazione, già citata, per i dettagli. Il monitoraggio finora è stato di natura qualitativa e parziale, non essendo riusciti a impostare un sistema di monitoraggio imperniato nella contabilità ordinaria dell’amministrazione regionale e in quella degli enti locali. Si aspettava anche il sistema di monitoraggio nazionale su cui si stava lavorando (referente Ministero dell’Ambiente), ma a tutt’oggi non esiste. Un sistematico sistema di monitoraggio regionale è uno dei nostri obiettivi futuri.